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Società sportive: scatta l’obbligo dei defibrillatori

 

DefibrillatoreA poco più di un anno dalla scomparsa di Piermario Morosini, il calciatore 25enne del Livorno vittima di un malore durante una partita del campionato di serie B, la scorsa settimana i ministeri della Salute e dello Sport hanno varato il decreto che introduce l’obbligo per le società sportive di dotarsi di defibrillatori semiautomatici (Dae), in attuazione di quanto previsto dall’articolo 7 comma 11 del decreto Salute e sviluppo.

Il decreto, che disciplina anche i controlli medici necessari per praticare l’attività sportiva non agonistica, raccoglie le indicazioni di un gruppo di lavoro istituito nel febbraio scorso e del corrispondente gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità, e prevede che le società sportive professionistiche adottino i defibrillatori entro sei mesi, mentre quelle dilettantistiche hanno fino a due anni e mezzo per adeguarsi. Gli oneri sono a carico delle società, che possono associarsi se operano nello stesso impianto sportivo oppure accordarsi con i gestori delle strutture perché siano loro a farsene carico. Sono escluse, invece, le società dilettantistiche che svolgono attività a ridotto impegno cardiocircolatorio.

Rispetto alla dotazione e all’utilizzo dei defibrillatori, il decreto ministeriale contiene linee guida dettagliate. In particolare, il defibrillatore deve essere facilmente accessibile, adeguatamente segnalato e sempre perfettamente funzionante e dovrà essere presente personale adeguatamente formato per utilizzarli e pronto a intervenire in caso di necessità. I corsi di formazione saranno effettuati dai Centri di formazione accreditati dalle singole Regioni.

Del resto la legge numero 191/2009, con il relativo decreto ministeriale del 18 marzo 2011, raccomanda già la presenza di DAE in tutti i luoghi di grande affluenza, come aeroporti, stazioni ferroviarie, centri commerciali, alberghi, ristoranti, ipermercati, scuole, università e uffici, nelle aree ad alto rischio come le strutture industriali e nelle zone isolate, dove è più difficile fare arrivare i soccorsi. Il defibrillatore, infatti, deve essere posizionato in modo da garantire l’intervento entro cinque minuti dall’arresto cardiaco.

Ogni minuto che passa dall’inizio dell’arresto cardiaco riduce di circa il 10% le probabilità di successo della scarica elettrica e dopo dieci minuti i danni subiti a livello cerebrale diventano irreversibili. Anche se alcune morti sono inevitabili, in molti casi la prontezza dei primi soccorsi risulta decisiva e applicare subito il defibrillatore può quindi fare la differenza tra la vita e la morte. Il Dae guida il soccorritore nelle manovre, passo dopo passo, e rilascia una scarica elettrica solo quando indicato. Usarlo è semplice, tuttavia serve una formazione adeguata che in genere non supera le cinque ore di durata.

  Fonte: INSIC

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